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Chi Siamo

La Società Filarmonica Giuseppe Verdi di San Donato in Poggio è, dal 1925, la casa di tutti i paesani. Nata dalla volontà collettiva di creare uno spazio dedicato alla cultura, alla musica e alla socialità e alla condivisione, la Filarmonica rappresenta un punto di riferimento e un centro aggregativo fondamentale del nostro borgo. 

Siamo un’associazione di promozione sociale gestita interamente dalla passione e dall'impegno dei volontari di San Donato in Poggio. Da un secolo condividiamo idee, progetti e momenti di vita quotidiana, custodendo l'eredità di chi ha sognato e costruito questo luogo, e proiettandolo verso il futuro con energia sempre nuova.

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Cosa Facciamo

Il nostro Circolo è uno spazio vivo e poliedrico che accoglie e promuove iniziative per ogni età:

  • Cinema e Cultura: Manteniamo viva la tradizione della nostra sala cinematografica con proiezioni settimanali, film di prima visione e appuntamenti in lingua originale per promuovere una cultura aperta e accessibile.

  • Teatro e Tradizione: Ospitiamo rassegne teatrali e continuiamo ad ospitare la storica tradizione del Bruscello, coinvolgendo generazioni di paesani nella valorizzazione          del teatro popolare.

  • Convivialità e Volontariato: La nostra Pizzeria Sociale è gestita direttamente dai          soci e rappresenta il cuore pulsante della nostra vita comunitaria.

  • Iniziative culturali e ludiche: Offriamo alla comunità uno spazio libero in cui            ritrovarsi, proporre idee e sviluppare nuovi progetti culturali e ricreativi.

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Che tu voglia semplicemente venire a vedere un film, partecipare alle nostre attività oppure darci una mano come volontario, le porte della Società Filarmonica sono sempre aperte.

Componenti del consiglio direttivo

Lensi Taddeo - Presidente

Piazzini Ilaria - Vicepresidente

Sarri Filippo - Segretario

Corti Giulio - Tesoriere

Basilotta Giovanna - Consigliera

D’Orsi Francesco - Consigliere

Franceschini Tommaso - Consigliere

Massaini Guido - Consigliere

Nesi Emiliano - Consigliere

Ninci Filippo - Consigliere

Pacciani Maddalena - Consigliera

La nostra storia

Le Origini e la Banda del Paese (Prima del 1925)

La storia della Società Filarmonica nasce ben prima del suo riconoscimento burocratico e statutario. Già all'inizio del Novecento, a San Donato in Poggio la passione per la musica e la volontà di stare insieme avevano dato vita a una prima Banda cittadina. Sebbene non vi siano documenti certi sulla sua fondazione esatta, negli anni '20 la Banda era già una realtà viva ed esistente di fatto. Aveva la sua prima sede operativa in una stanza presa in affitto in via del Giglio n. 26, nota a tutti i paesani proprio come la "Stanza della Banda".

La forte identità del gruppo e il desiderio di dare al paese un luogo d'incontro stabile portarono, già nel giugno del 1920, ai primi tentativi di acquistare un terreno edificabile. Attraverso la mediazione del pievano dell'epoca, don Alfeo Brettoni, la Filarmonica avviò le pratiche con il Regio Economato dei Benefizi Vacanti di Firenze per comprare un appezzamento su cui erigere una sede propria. La burocrazia dell'epoca rallentò il progetto per cinque anni, chiedendo due requisiti fondamentali: che la Società assumesse una precisa personalità giuridica e che il terreno venisse regolamentato tramite un'asta pubblica.

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Timberly Williams

Il 1925: L'Atto Costitutivo e la Costruzione "Pietra su Pietra"

Il 25 gennaio 1925 viene formalmente redatto lo Statuto e l'Atto Costitutivo della Società Filarmonica di San Donato in Poggio. Diciassette cittadini firmano il documento, assumendo il ruolo di soci fondatori e finanziatori. Tra i cognomi firmatari si ritrovano molte delle famiglie storiche del borgo: Burroni, Brettoni, Pellizzari, Salvietti, Ambrogi, Stefanelli, Poneti, Gori, Pacciani, Vermigli, Corti, Raffaelli, Giachini, Bruci e Soldani. Lo scopo sociale viene scritto chiaramente nello Statuto:

«È costituita una società civile denominata Società Filarmonica di San Donato in Poggio,

avente per scopo di favorire e continuare lo studio della musica

e di valersi di questo come mezzo educativo ed istruttivo del popolo.»

Il documento rivela uno spirito di incredibile dignità: oltre a sancire la centralità dello studio della musica come mezzo educativo per l'intero popolo, lo Statuto stabiliva che il maestro fosse l'unico membro retribuito dell'associazione, garantendogli uno stipendio dignitoso per il suo alto ruolo pedagogico.   Il gruppo dei soci rifletteva la struttura sociale del paese: possidenti, bottegai, artigiani, un maestro, il medico condotto (il Dottor Edoardo Burroni, primo Presidente) e il pievano. I contadini, pur non figurando tra i firmatari per ragioni di censo, costituirono da subito la spina dorsale della Banda e della vita sociale del Circolo.  Ottenuto il terreno di poco più di 100 metri quadri in via Senese (acquistato nel giugno del 1925 per la cifra di 2.547 lire) e il permesso di costruire dal Comune di Tavarnelle, l'intero paese si mobilitò per l'edificazione della sede. Fu un’opera collettiva di straordinario valore comunitario: i contadini mettevano a disposizione i carri per trasportare le pietre di alberese bianco e giallo dalle cave di Cerbaia, i muratori esperti dirigevano il cantiere, volontari, falegnami e artigiani dedicavano le domeniche – l'unico giorno di riposo della settimana – a scavare, posare mattoni e rifinire l'edificio. 

Nacque così la prima sede della Filarmonica: uno stabile solido, austero, caratterizzato da linee orizzontali in pietra a vista che richiamavano l'architettura neogotica e medievaleggiante.

Dal Regime Fascista alla Guerra (1926 - 1945) 

Durante il ventennio fascista, la Filarmonica dovette adoperarsi per sopravvivere alle pressioni del regime. Non si hanno molte testimonianze scritte di questo periodo, e la memoria si confonde e si perde. E' probabile che la sede venne ufficialmente rinominata sulla carta "Casa del Fascio", dato che le immagini dell'epoca mostrano la Banda schierata in divisa con camicie nere e fez durante le manifestazioni ufficiali. Tuttavia, la memoria condivisa e la testimonianza orale del paese confermano come l'anima del Circolo sia sempre rimasta legata alle sue radici popolari, contadine e solidali. Nel frattempo l'operato della banda continua, che nei primi tempi arrivò a contare dai 30 ai 40 elementi sotto la guida dell'inflessibile maestro Rocco. Provava nella nuova "stanza della musica", al piano inferiore della struttura. I testimoni dell'epoca ricordano ancora con affetto i pomeriggi in cui, da bambini, andavano ad accovacciarsi vicino a una piccola finestrina a livello del terreno per sbirciare le prove ed ascoltare le note. Bisognava però rimanere in perfetto silenzio: se ci si faceva sentire dal maestro Rocco, si perdeva persino il privilegio di poter rimanere alla finestra.

Il Dopoguerra: La Casa del Popolo e le Feste (1946 - 1959) 

Dopo la Liberazione (avvenuta il 22 luglio 1944 con l'arrivo dei Neozelandesi), la sede della Filarmonica riprese il suo ruolo di spazio pubblico libero e repubblicano. Rinominata Casa del Popolo, (tessera) la struttura divenne il luogo d'incontro della vita politica, del dibattito democratico e del tempo libero. Nonostante la forte impronta politica del dopoguerra, il Circolo mantenne sempre la sua natura inclusiva: era la "casa di tutti i paesani", dove ci si ritrovava per discutere ma soprattutto per vivere insieme il tempo libero.

La stanza al piano di sotto continuò a servire per la musica, mentre la sala superiore divenne un ambiente polivalente da utilizzare sia per le proiezioni cinematografiche sia per le serate danzanti. Trasformare la sala richiedeva ogni volta un grande lavoro di squadra: prima di poter iniziare a ballare si dovevano smontare tutte le file di sedie del cinema e portarle via, lasciandone soltanto una fila disposta lungo le pareti. 

Si ballava la domenica, a Carnevale, per il lunedì di Pasqua e per l'ultimo dell'anno. Attorno alla sala, sedute sulle sedie, stavano le mamme e le anziane che controllavano le giovani figlie, mentre i bambini salivano le scale fino al loggione per affacciarsi alla balaustra e godersi dall'alto lo spettacolo delle coppie. A mezzanotte, quando la lampada della sala si spegneva, le famiglie rientravano a casa, mentre quando l'orchestra suonava la quadriglia i giovanotti portavano le ragazze al bar a bere una spuma o a mangiare le pastine. Spesso i ragazzi non avevano un soldo in tasca, e capitava che la ragazza, accorgendosene, dicesse con grazia di non aver sete o di avere solo un po' di fame.

Anche il bar viveva di un'atmosfera unica. Negli anni '40 e '50 fu gestito da una famiglia, per poi passare alla gestione diretta dei soci tramite turni di tre persone. Si faceva a gara per coprire i turni e ci si organizzava persino con le auto per andare a Siena o sull'Amiata a comprare liquori ormai introvabili come l'amaro al cebo, il Vermouth, il Vov e la spuma. Sul banco troneggiava una maestosa macchina da caffè Universal con grandi leve a stantuffo che andavano tirate a forza. La sera la sala si riempiva di paesani che si ritrovavano attorno ai tavoli per giocare a carte o sfidarsi sui tre biliardi presenti, rendendo il Circolo il vero cuore pulsante del paese.

La Banda musicale continuò la sua attività fino agli anni '50, quando l'evoluzione dei tempi e i nuovi interessi dei giovani ne portarono al graduale scioglimento. Infatti agli anni '50 in poi, il cinema fu l'attrazione principale del paese. La sala si riempiva regolarmente per le proiezioni gestite dai proiezionisti storici Ottavino Anichini e Piero Rodani, che con la macchina a carboni proiettavano i film neorealisti, i comici di Totò, i western con John Wayne e i grandi classici italiani e hollywoodiani. La proiezione era un'arte artigianale: nelle prime cabine la luce era generata dal riavvicinamento manuale di due carboni che, bruciando, producevano una fiamma potente. Il proiezionista doveva stare costantemente a regolare la distanza per evitare che la luce calasse o che la pellicola prendesse fuoco. E la stanza si riempiva di gente per il cinema; d'inverno, per scaldarsi dal freddo, si usavano piccoli bracieri. 

Il Progetto del Nuovo Cinema-Teatro (1960 - 1973)

Alla fine degli anni '60, la crescita dell'affluenza e la necessità di ammodernare la struttura portarono il Consiglio direttivo a una decisione storica: costruire una grande sala nuova di zecca, più grande e moderna, da adibire sia a Cinema che a Teatro, ristrutturando contestualmente il vecchio edificio per ampliare il bar e i locali ricreativi.

Per ampliare la struttura serviva l'acquisto di un terreno adiacente di proprietà della Parrocchia (guidata dal pievano Don Bruno Lombardini). La trattativa fu lunga e complessa: dirigenti come Gastone Lazzeri e il presidente Piero Rodani dovettero fare decine di incontri per superare le perplessità del pievano prima di ottenere il via libera definitivo. L'atto di compravendita si concretizzò finalmente il 10 luglio 1969 per una superficie di 490 mq alla cifra di 328.500 lire.

I lavori d'edificazione rivelarono subito una grande sfida, ma videro ripetersi la straordinaria gara di solidarietà del 1925, con impresa e volontari al lavoro fianco a fianco. Il terreno era costituito da un blocco di roccia dura e compatta. Per sbancare il sasso senza far crollare il tetto soprastante che era già stato impostato, i paesani ricorsero a un trucco geniale: piazzarono piccole cariche di esplosivo coperte con grandi e pesanti fascine di rami di cipresso verde per contenere i detriti. Inoltre, per risparmiare tempo ed evitare di dover spianare tutta la roccia fino in fondo, l'ingegner Iodice e il Consiglio decisero di sfruttare la pendenza naturale del sasso per realizzare una sala "a cucchiaio", avvolgente e moderna. Questa scelta geniale regalò a San Donato un teatro dall'acustica eccellente e dalla visibilità perfetta da ogni poltrona, sia per lo schermo cinematografico che per il palcoscenico. Nel 1973 la nuova sala venne inaugurata ufficialmente con il taglio del nastro effettuato da Daniele Salvietti, affiancato dal Presidente Piero Rodani e dal Sindaco Luigi Biagi, in una giornata di festa indimenticabile a cui partecipò con orgoglio l'intera cittadinanza. Contemporaneamente, la vecchia stanza fu rimessa a posto dividendola in due piani, quello a terra per aumentare lo spazio del bar e quello superiore per le attività e la vita dell'associazione.

La Discoteca e il Boom Culturale (dagli anni '70 agli anni 2000)

La nuova struttura nei decenni a venire diede vita a una stagione culturale e ricreativa straordinaria:

  • Il cinema diventava col tempo uno dei maggiori centri culturali e ricreativi del paese: entrare in sala era una vera e propria festa, appena varcata la soglia, la biglietteria sulla sinistra si riempiva di ragazzi che sgomitavano entusiasti per accaparrarsi i posti migliori o per salire in galleria. La domenica pomeriggio la sala al primo piano si animava con le tombolate di paese, a cui seguivano proiezioni cinematografiche rimaste memorabili nella memoria dei giovani dell'epoca, come quella del 1986 con Alien 2, vissuta tra le storiche sedie in legno divise dal classico corridoio centrale.

  • Nel 1974 la comunità di San Donato decise di riprendere e rivoluzionare la grande tradizione del Bruscello. Se nel Dopoguerra (fino al 1946) il bruscello era stato una forma di canto contadino itinerante recitato da soli uomini sulle aie delle case coloniche, dal 1974 questa forma d'arte si trasformò in una vera e propria operetta comico-musicale da palcoscenico. Il nuovo Bruscello segnò un momento di grande evoluzione e partecipazione: per la prima volta vi fu la presenza attiva delle donne in scena, accompagnata da costumi curati e magnifici fondali dipinti a mano. Con la preziosa direzione musicale di Don Fallaci e l'aiuto della maestra Bruna Giovannoni, la compagnia dei paesani portò in teatro un'energia travolgente. Per oltre un decennio, il palcoscenico della Filarmonica registrò continuamente il tutto esaurito con titoli d'ispirazione classica, rinascimentale e contadina, portando in scena spettacoli memorabili come La Pia dei Tolomei, La gaia mugnaia, Cecco Ceccaccio, Bertoldo e le storie del Decameron con Calandrino e Buffalmacco.

  • Nel 1980, per far fronte alle spese sostenute per l'edificazione del nuovo teatro e dare uno spazio di ritrovo moderno ai giovani del borgo, nacque al primo piano la discoteca Happy Time . Fu una delle prime discoteche di tutto il Chianti e divenne un punto di richiamo irresistibile per i giovanissimi di tutta la provincia. L'Happy Time era una realtà viva e interamente gestita dai volontari della Filarmonica: c'era chi accoglieva i visitatori al tavolino della biglietteria all'ingresso, mentre ogni due settimane una squadra di ragazzi andava a Firenze — da Discomania in via dei Cerretani o alla Galleria del Disco — per acquistare le ultime novità musicali usufruendo degli sconti garantiti dai tesserini dell'associazione. Gli ampi locali del primo piano erano allestiti con stile: poltroncine nere, moquette rossa sul palco, specchi, la cabina DJ, suggestivi tralicci di luci e quattro megacasse acustiche capaci di far tremare la sala. L'Happy Time lavorò a pieno ritmo fino a metà degli anni '80, quando per la continua nascita di risse fuori e dentro il locale, la gestione fu temporaneamente affidata all'esterno cambiando il nome in Fashion Club. Ma la nuova gestione non ebbe molto successo, e in poco tempo la discoteca chiuse le sue porte.

  • Negli stessi anni nacque la pizzeria sociale, gestita interamente a turno dai volontari del paese (pizzaioli, banconieri e camerieri). Inizialmente il forno si trovava al piano della discoteca e le pizze venivano portate a mano nella saletta di sopra — quella che poi diventerà la sala riunioni e successivamente Lo sp@zio. In seguito alla chiusura della discoteca, tutta la sala della pizzeria venne spostata allo stesso piano. Il nuovo ambiente si presentava con un bancone semi-ovale in legno e pannelli di vetro che delimitavano la cucina, permettendo di vedere direttamente il pizzaiolo Luciano mentre infornava (gli stessi pannelli che prima guidavano l'ingresso alla discoteca). I bambini dell'epoca ricordano ancora con emozione le merende organizzate al Circolo, quando venivano offerte le striscette di pizza calda appena uscite dal forno, o le feste di carnevale organizzate insieme alla Parrocchia di San Donato in Poggio. La pizzeria ha rappresentato e rappresenta tuttora una fondamentale attività di autofinanziamento per la Filarmonica, custodendo uno spirito di volontariato e convivialità che prosegue con successo ancora oggi.

  • A metà degli anni '80 il palcoscenico della Filarmonica – opportunamente ampliato per l'occasione – fu scelto dal regista e drammaturgo Ugo Chiti e da un gruppo di giovani attori del territorio per mettere in scena alcuni dei suoi più importanti copioni. Su queste tavole nacquero e vennero preparati spettacoli fondamentali della drammaturgia italiana contemporanea, a partire da "Allegretto, perbene ma non troppo", che debuttò con grande successo il 20 febbraio 1987. Quell'esperienza straordinaria diede il via alla gloriosa storia dell'Arca Azzurra, portando la compagnia a diventare una delle realtà teatrali professionali più importanti e riconosciute d'Italia, senza mai spezzare il legame profondo con il teatro e la comunità di San Donato.

Il Nuovo Millennio: Resistenza Culturale (2000 - 2024)

Attraversando i mutamenti sociali degli anni '90 e la crisi che ha colpito molte sale cinematografiche di provincia, la Filarmonica ha sempre scelto la strada del rilancio e del rinnovamento, senza mai perdere la propria identità:

  • Nel 1999 il Consiglio dell'Associazione decide di ristrutturare la sala Cinema Teatro con impianti tecnologici all'avanguardia e poltrone moderne per dargli ancora nuova vita e farlo diventare nuovamente il fulcro del paese, dopo alcuni anni di stop. Ad appena una settimana dall'inaugurazione si verificò un grave atto vandalico con il taglio del telo per proiettare i film da parte di sconosciuti; l'Associazione, tuttavia, reagì subito con orgoglio riacquistando il materiale e garantendo la continuità delle proiezioni, che non si sono più fermate fino ad oggi

  • Agli inizi degli anni 2000, su spinta del Consiglio, per provare a riportare le nuove generazioni al Circolo, nacque un'esperienza fondamentale di aggregazione giovanile: la filodrammatica Compagnia di Zeffero. La compagnia arrivò a coinvolgere tra i venti e i venticinque ragazzi del paese che, insieme ad amici e fidanzati, trascorrevano gli inverni a provare fino a notte fonda negli uffici del primo piano. La vera particolarità della compagnia era la creatività interamente autoprodotta: i copioni delle commedie comiche venivano scritti di sana pianta dai ragazzi stessi, mentre le signore del paese si mettevano a disposizione dietro le quinte come truccatrici e parrucchiere, trasformando ogni spettacolo in una festa per l'intero borgo, e i maestri ed altre persone del luogo aiutavano con la regia. Le rappresentazioni registravano regolarmente quattro o cinque repliche da tutto esaurito — tra cui il grande successo Coloni del 2003 — e l'intero incasso veniva devoluto a beneficio della Filarmonica. Questa esperienza durò fino al 2007, poi la compagnia si sciolse.

  • Dal 2013, su impulso di vecchi e nuovi paesani, anche la tradizione del Bruscello è stata nuovamente rifondata con una formazione rinnovata di oltre trenta elementi di ogni età. Nasce così La Compagnia del Bruscello, che sotto la guida della Proloco di San Donato in Poggio e la regia di Massimo Salvianti in questi anni ha prodotto 11 spettacoli inediti scritti appositamente, rivisitando i grandi classici della letteratura mondiale (da Boccaccio a Shakespeare, da Molière a Machiavelli) fino a mettere in scena nel 2024 le storie scritte sulla vita dei nostri nonni, sulla mezzadria e sulla liberazione di San Donato, sempre sul palco del teatro dell'Associazione.

2025: Cento anni di storia e condivisione

in aggiornamento...

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